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Anni di Piombo in salsa kosher?

2026-04-29 10:57

Il Coglione di Turno

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Anni di Piombo in salsa kosher?

L'Ombra del 25 Aprile: Tra Spari, Silenzi e lo Spettro di un Nuovo Estremismo

Il 25 Aprile 2026 passerà alla storia non come la festa della Liberazione, ma come il giorno in cui la violenza politica è tornata a insanguinare le piazze italiane, portando con sé il timore di una deriva radicale finora inedita. L’attentato di Roma, dove un giovane legato alla comunità ebraica ha esploso colpi di pistola contro esponenti dell'ANPI, ha scoperchiato un vaso di Pandora fatto di tensioni identitarie, silenzi istituzionali e il sospetto che un nuovo tipo di estremismo stia mettendo radici nel cuore della Repubblica.

Dal Corteo alle Armi: Il Caso Eithan Bondi
I fatti di via delle Sette Chiese sono un segnale d'allarme che non può essere ignorato. Il fermo del ventunenne Eithan Bondi, accusato di tentato omicidio per aver sparato contro due manifestanti con il fazzoletto rosso dell’ANPI al collo, non è solo un episodio di cronaca nera. È l'epifania di un rancore che ha superato il limite della dialettica democratica. Sebbene il Museo della Brigata Ebraica e altre istituzioni abbiano preso le distanze dal gesto, l'uso di simboli legati a quella storica formazione partigiana durante l'aggressione accende un faro sulla radicalizzazione di alcuni segmenti della gioventù legata alla comunità.

Il Timore di un "Terrorismo Identitario"
Ciò che spaventa gli osservatori è la trasformazione del conflitto verbale in azione armata. In un contesto geopolitico infuocato, il timore è che in Italia stia nascendo una forma di estremismo di stampo ebraico, alimentato da un senso di isolamento e da una percezione di assedio che sfocia nel desiderio di "giustizia sommaria". Quando un giovane decide di imbracciare un'arma (seppur ad aria compressa, ma con potenzialità letale e chiara volontà di colpire) per regolare conti ideologici in un giorno di festa nazionale, la soglia del rischio terrorismo cambia natura.

Il Silenzio di Liliana Segre: Un’Assenza che Fa Rumore
In questo scenario, il peso dei simboli diventa determinante. La senatrice a vita Liliana Segre, da sempre voce universale contro l'odio e la violenza, è oggi al centro di una polemica per quello che molti definiscono un "silenzio selettivo". La sua mancata presa di posizione netta e pubblica di solidarietà verso le vittime dell'attentato di Roma – iscritti ANPI colpiti per la loro appartenenza associativa – stride con il suo ruolo di garante della memoria antifascista.

Il Paese si chiede: la solidarietà è condizionata dall'identità dell'aggressore? Da un'autorità morale del suo calibro, la condanna della violenza dovrebbe essere cieca rispetto alla bandiera di chi spara. Questo silenzio rischia di legittimare, indirettamente, quel clima di impunità morale che alimenta le frange più calde.

Conclusione: Un Paese al Bivio
Mentre il Presidente Mattarella è contestato per una gestione della grazia ritenuta troppo discrezionale e legata a vecchie logiche di potere, il caso degli spari di Roma ci ricorda che la società civile sta ribollendo. Se le "cariatidi" della Repubblica non trovano la forza di condannare con la stessa fermezza ogni atto di terrorismo, indipendentemente dalla sua matrice, il solco tra cittadini e istituzioni diventerà incolmabile.

L’Italia non può permettersi un ritorno agli anni di piombo, né può accettare che la lotta contro l'antisemitismo diventi uno scudo dietro cui nascondere o giustificare atti di teppismo armato. È ora che i volti nuovi della politica e le vecchie guardie della morale ritrovino la coerenza del dire, prima che la violenza del fare diventi la nuova normalità.

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