C’è un momento in cui i simboli smettono di unire e iniziano a dividere. In questa primavera del 2026, l'Italia assiste al declino di due figure che sembravano inamovibili: Sergio Mattarella e Liliana Segre. Due "miti" repubblicani che, sotto il peso di decisioni discutibili e silenzi calcolati, stanno mostrando il volto stanco di una gerontocrazia che fatica a restare bussola morale del Paese.
Mattarella e il "Peccato Originale" della Grazia
La firma sulla grazia a Nicole Minetti ha squarciato il velo di imparzialità del Colle. Giustificare il provvedimento con "motivi umanitari" legati alla salute del figlio, mentre emergono ombre su dossier medici forse incompleti o inesatti, trasforma il Quirinale in un attore di una giustizia percepita come selettiva. Mentre le carceri scoppiano e migliaia di detenuti "invisibili" restano senza speranza, il perdono per l’icona del Ruby Gate appare come l’ultimo atto di un sistema che protegge i propri circuiti relazionali. Il Presidente, un tempo garante delle regole, sembra oggi il notaio di un’epoca che non vuole passare.
Liliana Segre: Un Silenzio che Ferisce
Non meno grave è la posizione di Liliana Segre. La senatrice, giustamente celebrata come sentinella contro l'odio, si ritrova oggi intrappolata in un silenzio imbarazzante. L'attentato di Roma, dove un giovane appartenente alla comunità ebraica ha sparato contro una coppia dell’ANPI durante le celebrazioni del 25 aprile, richiedeva una condanna ferma e immediata.
La mancata solidarietà pubblica verso le vittime suggerisce l'idea che esistano "vittime di serie A" e "vittime di serie B" a seconda di chi preme il grilletto. Da chi ha fatto della memoria una missione di vita, il Paese si aspettava coerenza, non una neutralità che somiglia molto a un'assoluzione per appartenenza.
Un Paese Vecchio in Mano a Cariatidi
Questi episodi sono il sintomo di un malessere più profondo. L’Italia è un Paese a nascite zero, un deserto demografico dove la classe dirigente è composta da "cariatidi" che occupano spazi che dovrebbero appartenere al futuro. In una nazione che sembra preferire i cani ai figli, il potere resta blindato in mani vecchie, incapaci di rinnovarsi o di ammettere i propri errori.
È tempo che i decani facciano spazio. La Repubblica non può sopravvivere nutrendosi solo di passato se quel passato diventa un paravento per privilegi o per l'incapacità di condannare la violenza, da qualunque parte essa provenga. Se i "miti" crollano, forse è perché è ora di costruire qualcosa di nuovo su basi più trasparenti e, finalmente, giovani.
